Immagine generata con AI (Stable Diffusion Turbo)

di Michele Tripeni

Il 2024 sarà un anno particolare. Più di 40 paesi andranno alle urne: quasi la metà della popolazione mondiale e ben più della metà del PIL globale. In un clima di sempre maggiore radicalizzazione e di una diffusione di informazioni false o fuorvianti sempre più capillare, è lecito domandarsi quale ruolo giocherà l’Intelligenza Artificiale (I.A.) nelle elezioni di quest’anno.

I paesi al voto quest’anno sono più di 40, ma tra questi alcuni spiccano più di altri per l’impatto delle elezioni che si svolgeranno entro i loro confini sul fronte interno e sul panorama internazionale. Le prime elezioni dell’anno che, in ordine cronologico, avranno un forte impatto sul panorama internazionale sono le presidenziali di Taiwan il 13 gennaio. Il popolo taiwanese dovrà scegliere tra l’attuale partito al governo, il fortemente anti-cinese Democratic Progressive Party, e l’opposizione, il Kuomintang, che storicamente cerca un legame con Pechino per mantenere lo status quo. Gli elettori taiwanesi saranno sicuramente il bersaglio dei tentativi Cinesi di influenzare le elezioni. In questo contesto l’I.A. sarà un potente strumento nelle mani dei troll cinesi, considerando che il 75% della popolazione infatti riceve le proprie notizie attraverso i social media.

L’8 febbraio sarebbe dovuta essere la volta del Pakistan, chiamato ad eleggere l’assemblea nazionale. Tuttavia, il Senato ha recentemente deciso di posticipare la data delle elezioni citando tra le motivazioni le attuali condizioni di sicurezza. La nazione è la quinta più popolosa al mondo ed è anche uno dei paesi al voto quest’anno dal quale aspettarsi maggiori tensioni e violenza politica. Tra aprile e maggio sarà la vicina India ad essere chiamata alle urne. Quinta economia mondiale e Paese più popoloso al mondo, anche Nuova Delhi sembra destinata ad elezioni fortemente contestate. L’attuale primo ministro Narendra Modi sembra avere buone possibilità di vittoria che lo porterebbero ad ottenere un terzo mandato consecutivo. Tuttavia l’opposizione riunita nella coalizione INDIA (Indian National Developmental Inclusive Alliance) si presenta già come un temibile avversario, mentre crescono le preoccupazioni circa i possibili scontri etnico-religiosi dovuti all’ideologia nazionalista indù del BJP il partito di Modi.

Anche il Sudafrica, che voterà tra maggio e agosto, potrebbe riservare sorprese. Per la prima volta dalla fine dell’apartheid nel 1994 l’African National Council, il partito di Mandela, potrebbe perdere la maggioranza assoluta. L’opinione pubblica del maggiore stato africano alle urne quest’anno, infatti, si sta ritorcendo contro un partito visto come la causa delle difficoltà economiche ed energetiche del paese e non più come liberatore dall’apartheid. È probabile che l’ANC riesca ad aggrapparsi al potere con una coalizione di centrosinistra, anche se il futuro politico sudafricano non era mai stato così incerto da trent’anni a questa parte.

Il 5 novembre è l’appuntamento elettorale più atteso dell’anno: le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Non senza un buon motivo. La prima economia mondiale sarà con buona probabilità chiamata a scegliere nuovamente tra Joe Biden e Donald Trump. L’attuale presidente Biden ha annunciato quest’anno la sua visione di un mondo diviso tra democrazie ed autocrazie in lotta, definendola la caratteristica fondamentale dell’epoca attuale. Sarebbe facile in questo contesto leggere un’eventuale vittoria di Trump come sconfitta dell’ideale democratico per cui si propone di combattere l’attuale presidente. Le attenzioni non saranno solo sulla competizione elettorale interna, ma soprattutto sulle conseguenze che avrà per l’ordine mondiale.

Le elezioni argentine potrebbero essere ricordate come le prime elezioni al mondo fortemente influenzate dall’intelligenza artificiale. Entrambi i candidati hanno utilizzato l’I.A. per modificare immagini e video esistenti o per crearne di nuovi. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è stato esteso al punto di creare situazioni virtuali in cui i candidati sembravano pronunciare discorsi o frasi mai effettivamente espressi, sfidando la tradizionale integrità del discorso politico. Inoltre, l’I.A. è stata impiegata in modo creativo per inserire i volti dei candidati in scene tratte da film celebri o in meme popolari, contribuendo a plasmarne l’immagine pubblica. Questa manipolazione digitale è stata estesa anche alla produzione di manifesti elettorali, creando un panorama elettorale in cui la frontiera tra realtà e virtualità si è assottigliata in modi senza precedenti.

Tuttavia, almeno nel contesto delle elezioni argentine, va sottolineato che l’impiego dell’intelligenza artificiale è stato accompagnato da una certa trasparenza da parte dei candidati o ha prodotto contenuti così palesemente distorti da essere individuati persino dagli elettori più sprovveduti. Ad esempio la campagna elettorale di Sergio Massa postava i propri contenuti generati dall’I.A. su un account chiamato Sergio Massa en I.A. por la Patria, affermando anche che l’uso dell’I.A. nella sua campagna non aveva l’obiettivo di trarre in inganno l’elettorato, bensì di offrire intrattenimento e sostenere le proprie posizioni politiche.

Il primissimo paese al voto sarà il Bangladesh il prossimo 7 gennaio [n.d.r. L’articolo è stato scritto precedentemente al 7 gennaio 2023]. Negli ultimi mesi influencer e notiziari filogovernativi hanno fatto circolare ogni tipo di materiale disinformativo creato con l’intelligenza artificiale, in primis video deepfake o generati con I.A. In un caso, un video mostra il presentatore di “World News” che presenta uno spezzone pieno di immagini di scontri di piazza nel quale accusa gli Stati Uniti di cercare di manipolare le elezioni bangladesi. Sembra realistico, se non fosse che il video è stato generato tramite HeyGen, un’azienda di Los Angeles che offre servizi di creazione video con avatar I.A. Altri esempi sono i video deepfake postati su Facebook per screditare l’ex leader del BNP Tarique Rahman nei quali suggerisce di non prendere posizione su Gaza per mantenere i rapporti con gli Stati Uniti. 

In quest’ultimo caso il partito ha richiesto la rimozione del contenuto da parte di Meta, lamentando tuttavia la mancanza di azione da parte del colosso Americano. Meta ha rimosso il contenuto solo dopo essere stato contattato per un commento dal Financial Times. Sia Google sia Meta hanno recentemente stabilito l’obbligo di dichiarare l’eventuale alterazione digitale degli annunci politici. Tuttavia, gli esempi provenienti dal Bangladesh mostrano non solo come questi strumenti di intelligenza artificiale possano essere sfruttati nelle elezioni, ma anche la difficoltà nel controllarne l’uso in mercati più piccoli che sembrano essere trascurati. Pare proprio che le soluzioni trovate dai colossi tech americani siano estremamente incentrate sul mondo occidentale e ignorino il problema in altre parti del mondo.

Immagine generata con I.A. (Stable Diffusion Turbo). Prompt: Generate an image of a very evil artificial intelligence manipulating elections in a country. Show the artificial intelligence interacting with polling systems, ballot boxes and the election process in general.
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