di Riccardo Seghizzi

L’Ecuador di Guillermo Lasso si è mosso in direzione Cina. In occasione delle Olimpiadi invernali a Pechino, il neopresidente dell’Ecuador ha incontrato il suo omologo asiatico Xi Jinping. Tante le tematiche del bilaterale, tra cui la rinegoziazione dell’ingente debito ecuadoregno contratto con la Cina.

L’incontro sancisce una nuova pagina delle relazioni tra Pechino e Quito, in quanto lo scorso maggio l’Ecuador ha chiuso l’epoca del ‘correismo’ ed il quadriennio Moreno, e al Palacio de Carondelet si è insediato il presidente Guillermo Lasso, con il suo partito Creando Oportunidades – CREO, che riporta la destra in Ecuador dopo due decenni.

Lasso, che ha raccolto un Paese in ginocchio, non ha perso tempo ed ha fin da subito affrontato una delle sfide più grandi, ovvero la rinegoziazione del debito contratto con i Paesi esteri, in particolare con la Cina.

Nel dettaglio, il credito di Pechino nei confronti del Paese latino-americano deriva da diversi contratti che concedevano prestiti cinesi per il finanziamento di opere pubbliche avviati dall’ex presidente Correa per tenere a galla l’economia nazionale. È il caso della diga di Coca Codo Sinclair, costruita nel 2016, che però ha presentato dei problemi e ha portato alla citazione in giudizio della società cinese Sinohydro da parte del governo ecuadoriano. L’opera pubblica avrebbe oltre 7.000 crepe e starebbe causando l’erosione lungo il fiume Coca, oltre che funzionando al di sotto delle capacità promesse. Inoltre, i danni della diga avrebbero costretto alla chiusura di due gasdotti tra i più importanti dell’Ecuador.

In cambio di ingenti finanziamenti sono stati stipulati svariati contratti di forniture petrolifere, per la stragrande maggioranza dall’impresa statale Petroecuador, per un totale di circa 1170 milioni di barili di petrolio greggio consegnato alla Cina, ai quali vanno aggiunti altri 156 milioni da consegnare entro il 2024. Precisamente, l’Ecuador dovrebbe fornire a Petrochina una media di 113.260 barili al giorno nel 2022. Dettaglio non da poco è che queste operazioni di vendita anticipata, per le quali il greggio viene di fatto venduto sotto costo, pagano un tasso d’interesse mediamente più alto di quello offerto oggi ad altri enti.

Altre componenti del debito ecuadoregno sono 17 accordi di credito aperto stipulati tra il 2010 ed il 2019 con Eximbank of China, Bank of China e China Development Bank (CDB), ed investimenti multimilionari nell’industria mineraria e nelle dighe. Tutto ciò ha reso la Cina il principale partner finanziario dell’Ecuador, e parallelamente ha creato un debito per i sudamericani di circa 5 miliardi di dollari.

Ecco quindi che durante l’incontro Guillermo Lasso ha sostanzialmente chiesto a Xi Jinping la rinegoziazione del debito e un nuovo piano di pagamento. L’economia ecuadoriana, già fortemente in difficoltà, dovrebbe pagare 3 miliardi di dollari da qui al 2025, onere troppo pesante da reggere. Altra richiesta avanzata sarebbe la proroga e la ristrutturazione per la consegna di buona parte dei barili di greggio mancante. L’obiettivo sarebbe riuscire ad offrire a Pechino altre forme di pagamento, con termini periodici e di scadenza differenti, lasciando così a Petroecuador una gestione delle riserve di greggio nazionali più piena.

Ma non si tratta dell’unico problema per l’Ecuador, che deve creare 7,5 miliardi di dollari di nuovo debito per chiudere i conti fiscali del 2022. Considerato che l’emissione di obbligazioni è un meccanismo altamente costoso, con un tasso di interesse al 10% essendo l’economia ecuadoriana nel gruppo con il rating di credito più basso dell’area, Lasso e il suo governo hanno convenuto che la Cina è ancora una volta l’opzione migliore per ottenere finanziamenti. Una considerazione che ha spinto il Presidente latino-americano ad aprire anche all’ipotesi di un accordo di libero scambio tra i due Paesi. Infatti, tra i due c’è un forte scambio commerciale: tra gennaio ed ottobre del 2021, il 13% delle esportazioni ecuadoriane è arrivato a Pechino e dintorni, mentre le importazioni dalla Cina hanno raggiunto un valore complessivo di 3,6 miliardi di dollari.

Tutto è in equilibrio su questa linea sottile, fatta da un lato da richieste di tempo e proroghe, dall’altro da ipotesi di cooperazione sempre maggiori. Nonostante ciò, l’Ecuador si trova a riflettere su svariate problematiche che il debito cinese ha portato con sé. È comune pensare che la ‘Debt Trap Diplomacy’ cinese sia una spada di Damocle sui paesi in via di sviluppo o in difficoltà, come quelli latinoamericani e caraibici. In questo contesto l’Ecuador si trova a dover bilanciare le proprie aspirazioni e lo sviluppo nazionale attraverso il finanziamento cinese, con i rischi da esso derivanti. Il tutto rendendo lo Stato debitore apparentemente impossibilitato a reagire ed ulteriore pedina dell’ascesa cinese.

Il bilaterale di Pechino è quindi motivo di riflessione. È evidente come l’Ecuador – e in generale l’America Latina – necessiti della Cina, ma ciò non ammette insindacabilmente una subordinazione totale. Guillermo Lasso sembra averlo capito ed ha dimostrato in parte che paesi come il suo – seppur in posizione di forte svantaggio – possono opporsi e richiedere trattamento e cooperazione meno svantaggiosi.

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