Di Andrea Stucchi

Nelle prime settimane di guerra in Ucraina sembra che lo sforzo bellico russo si sia concentrato soprattutto sul fronte meridionale. Dal Donbass alla Transnistria, la costa ucraina sul Mar Nero ha una valenza strategica primaria per la Russia.

L’intervista di Andrea Stucchi a Mirko Mussetti, analista geopolitico per Limes e InsideOver, autore del libro “La rosa geopolitica” per Paesi Edizioni.

Andrea. Dal punto di vista militare, quali sono gli obiettivi della Russia in questa guerra e come li sta raggiungendo?

Mirko. L’obiettivo primario della Russia è il controllo della costa nord del Mar Nero, quindi tutta quella fascia che va dal Donbass fino alla Transnistria, passando anche per Odessa, perché gli permetterebbe sia di privare l’Ucraina dell’accesso al mare, sia di monopolizzare di fatto il Mar Nero, che è un bacino fondamentale per la Russia, l’unico accesso ai mari caldi di cui dispone la Federazione [Russa, ndr] stessa. E questo è dal punto di vista strategico l’obiettivo primario della Russia. Come lo sta ottenendo? Prendendosi l’Ucraina un pezzetto alla volta, quindi con mezzi di guerra convenzionali. Sta usando pochissimo l’aeronautica, sostanzialmente per paura che vengano abbattuti i caccia, paura che sta pian pianino scemando perché l’Ucraina sta perdendo la contraerea. Quindi la Russia sta avanzando piano, ma sta avanzando.

Mentre per quanto riguarda il fronte di Kiev, che valenza ha conquistare la capitale penetrando da nord?

La valenza della conquista della capitale è semplice da spiegare: una volta che cade la capitale la Russia può instaurare un governo fantoccio, un governo filorusso che potrebbe aiutarla nelle fasi di organizzazione dell’occupazione dell’Ucraina. Tenete presente che l’occupazione della capitale Kiev era già stata in qualche modo intuita dalle capitali anglosassoni, principalmente Washington e Londra, al punto che prima dell’inizio della guerra avevano proposto al Presidente ucraino di trasferirsi a Leopoli e gli stessi corpi diplomatici dei paesi anglosassoni avevano trasferito la propria ambasciata e i propri consolati a Leopoli, nell’Ucraina occidentale.

Come ci si spiega invece il fatto che l’avanzata su Kiev sembri impiegare più tempo del previsto?

In primo luogo perché i russi nella fase iniziale temevano che le proprie colonne di mezzi militari fossero bloccate dai velivoli ucraini sopravvissuti all’attacco iniziale verso le basi e gli aeroporti militari dell’Ucraina. In secondo luogo perché i russi nella prima fase hanno utilizzato i mezzi militari più obsoleti – per esempio i carri armati T70, non i carri armati T90. Mandando avanti la vecchia ferraglia, hanno fatto in modo che fosse colpito il dispositivo militare più vecchio dai rifornimenti militari moderni che l’occidente ha fornito all’Ucraina, non viceversa. Ora che i rifornimenti militari [all’Ucraina, ndr] stanno finendo, la Russia può entrare coi mezzi militari più moderni.

Come possiamo giudicare la risposta militare ucraina? Mi vengono in mente due aspetti importanti: l’utilizzo dei droni e la resistenza nelle città.

L’Ucraina ha basato la propria risposta sulla resistenza cittadina per un motivo ben preciso: l’Ucraina si trova nel bassopiano sarmatico, privo di elementi orografici difensivi – quindi niente montagne, niente colline. Se vuoi organizzare una resistenza lo devi fare per forza in un ambiente cittadino. Ecco spiegato perché il primo giorno [di guerra, ndr] il dicastero della difesa ucraina ha diramato le informazioni per la costruzione di ordigni rudimentali come le bombe molotov. C’è per altro il problema che, usando il carburante per questi ordigni rudimentali, la popolazione è stata privata della possibilità di evacuare le città con le proprie automobili. Per questo l’Ucraina ha concentrato il proprio fronte bellico sulla difesa cittadina, sulla guerriglia urbana. Quindi i cittadini rinchiusi all’interno delle città si trasformano in automatico in veri e propri scudi umani.

Per quanto riguarda i droni, bisogna dire che i droni Bayraktar TB2 di produzione turca sono micidiali ma hanno un difetto: prima o poi devono atterrare. E se atterrano rivelano la posizione dell’aeronautica ucraina sopravvissuta agli attacchi del primo giorno. Ecco dunque che i russi non tentano nemmeno di abbattere i droni turchi, aspettando che atterrino, e puntualmente bersagliano con missili da crociera i posti che vengono rivelati. Scopo dei russi non è abbattere un dispositivo tattico ma distruggere tutto il resto. Come in un gioco di scacchi, rinunci a un pedone per distruggere un alfiere o una torre.

So che tu sei esperto di Moldova, di Romania, e quindi anche di Transnistria. Qual è l’importanza strategica di questa zona?

Per i russi il fiume Nistru [in russo Dnestr, ndr] è considerato come confine naturale del mondo russo. Ecco perché i russi punteranno a spingere molto sulla Transnistria, regione separatista ubicata sulla sponda sinistra del fiume Nistru, ovvero sulla sponda orientale del fiume. Parimenti, per la Romania è importante difendere la Bessarabia, ovvero quella parte di terra compresa tra il fiume Prut e il fiume Nistru, ampiamente rumenofona, che è considerata parte integrante della nazione rumena. Ecco dunque che nei prossimi mesi potremmo assistere ad un certo irredentismo rumeno verso questi territori. Fondamentale per la Romania è soprattutto tenere a distanza le truppe russe dal delta del Danubio, questo perché da quella posizione i russi potrebbero raggiungere la capitale Bucarest in poco più di 24 ore. Quindi cercheranno in qualche modo di proteggere la nazione sorella – la Repubblica moldova – e probabilmente di arginare i russi anche nel Budjak, ovvero quella piccola porzione di Bessarabia storica che appartiene all’Ucraina, l’appendice di Ucraina a meridione della Repubblica Moldova.

Come si può concludere questa guerra e quale futuro spetta all’Ucraina?

Temo che l’Ucraina venga fatta a pezzi. Probabilmente dell’Ucraina si salverà la porzione occidentale. Non è da escludere che un futuro governo legittimo in esilio si instauri a Leopoli, mentre il resto dell’Ucraina centro-orientale cada in qualche modo sotto l’influenza russa, o perché assorbita all’interno dei territori della Federazione Russa, o perché verranno instaurate delle repubbliche separatiste filorusse.

Credi che sarà governabile questa situazione? La popolazione di questi territori sotto l’influenza russa sarà disposta a cedere al Cremlino?

Penso che i russi abbiano un’ampia esperienza secolare nella gestione di queste questioni. Porzioni di popolazione dissidente potrebbero essere trasferite all’interno dei territori della Russia profonda – pensiamo alla Siberia o all’estremo oriente russo – e pian piano [la Russia, ndr] tenterà una maggiore russificazione dei territori occupati. Tenete presente che con i corridoi umanitari già alcune porzioni di popolazione vengono trasferite all’interno dei territori della Federazione Russa e non nei distretti occidentali. Quindi, i russi faranno quello che hanno sempre fatto per secoli: sposteranno le popolazioni.

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