Irlanda del Nord, continua il processo sulla New IRA

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di Antonio Pellegrino

È di pochi giorni fa la notizia dell’annunciata deposizione di Gary Hayden, inquisito dall’Alta corte di giustizia inglese nel corso del processo sulla New IRA. Il quarantanovenne di Derry è accusato di far parte della struttura a capo dell’organizzazione terroristica che, secondo la corte, nel corso di svariati incontri tra il gennaio e il giugno 2020 ha progettato azioni terroristiche contro le strutture istituzionali del Regno Unito, omicidi di personalità ad esse legate e la ricerca di alleanze con governi ostili alla Gran Bretagna che assieme ad il rapimento di grossi spacciatori di Derry (con conseguente richiesta di riscatto) avrebbe contribuito al finanziamento dell’organizzazione. Hayden dovrà dimostrare con la sua difesa di “non perseguire per mezzo di atti violenti l’obiettivo di un’Irlanda unita”. Il processo, passato in sordina fuori dai confini inglesi, riporta alla memoria la guerra civile tra repubblicani e lealisti che ha insanguinato l’Irlanda del Nord per quasi un secolo di storia.

Per comprendere la dimensione e le reali capacità organizzative della New IRA è necessario fare un passo indietro. L’IRA (Irish Republican Army) è il nome assunto da diverse organizzazioni paramilitari nel corso del Novecento che hanno perseguito la lotta armata per l’indipendenza e l’unità nazionale irlandese. Bisogna sottolineare che solo il primo esercito repubblicano (ricordato anche come Old IRA per distinguerlo dagli epigoni successivi) è stato riconosciuto dall’Assemblea d’Irlanda, tant’è che il leader storico della formazione, Micheal Collins, è tutt’oggi ricordato come figura storica del Paese. A seguito dei trattati del 1921, che pongono fine alla guerra con il Regno Unito iniziata con la rivolta di Pasqua cinque anni prima, Collins rivestirà il ruolo di primo capo dell’esercito ufficiale dello Stato Libero d’Irlanda. È in questo periodo che la frangia dissidente dell’IRA, contraria all’accordo con la Corona, dà vita all’organizzazione paramilitare che porterà alla guerra civile tra la fazione istituzionale inserita nello stato maggiore e i soldati delusi dalla svolta diplomatica. Questi ultimi, sconfitti dagli ex compagni, continueranno l’attività armata clandestina anche dopo la nascita ufficiale della Repubblica d’Irlanda nel 1949, concentrando la loro offensiva nei territori dell’Irlanda del Nord, ancora oggi parte del Regno.

Dalle ceneri dell’IRA, martoriata dalle lotte intestine e dalle dispute ideologicopolitiche, sono sorte diverse formazioni, tra cui la più celebre nota come Provisional IRA che, assieme a gruppi minori, ha combattuto il conflitto a bassa intensità tra lealisti e repubblicani, periodo passato alla storia con il nome di Troubles. Conclusi nel 1998 con “l’accordo del Venerdì Santo” tra nazionalisti e autorità britanniche, i Troubles sono costati all’Irlanda del Nord oltre 3’500 vittime, la maggior parte rappresentata da civili. Dalla frangia dissidente che non accetta il trattato di pace nasce la New IRA, tornata al centro delle cronache dopo più di vent’anni.

Ma quanto c’è di concreto nei piani dell’organizzazione terroristica? Ci sono diversi fattori che permettono di comprendere appieno la natura di questo possibile pericolo. Innanzitutto il numero: specialmente se paragonata alla Provisional IRA nata dopo gli anni Settanta, gli autoproclamatisi eredi rappresentano una fazione ultra-minoritaria priva di attrattiva popolare e soprattutto di una connotazione o aspirazione politica. Una volta firmato l’accordo di pace, la totalità dei capi repubblicani ha proseguito l’azione politica seguendo la via parlamentare (come Gerry Adams, ex presidente del partito Sinn Fein che inizia la sua attività militante nella Provisional IRA) assumendo nel tempo una connotazione moderata, mentre la New IRA raggruppa un numero esiguo di aderenti – l’unico pericolo dato da questa condizione è la facilità con cui i simpatizzanti possono radicalizzarsi, condizione incoraggiata dalla mancanza di una realistica prospettiva politica e dall’assenza di figure di riferimento con cui identificarla facilmente.

Proprio per questi motivi la New IRA è di fatto più in linea con un’organizzazione criminale rispetto a un gruppo politico; ciò detto, non viene meno il potenziale sovversivo (che semmai risulta accentuato dalla natura anarchica della sigla). Un fattore cruciale che separa la New IRA dai suoi predecessori è l’assenza di contatti e aiuti esteri. La Provisional IRA è stata alleata nel corso degli anni con altri noti gruppi paramilitari internazionali come le FARC colombiane, l’ETA basca e l’OLP palestinese, ma oltre alle alleanze formali con guerriglieri in giro per il mondo vi è stato un paese che ha contribuito materialmente alle vicende nordirlandesi. Tra il 1984 e il 1987, la Libia di Muammar Gheddafi ha inviato alla Provisional IRA un numero complessivo di mille fucili d’assalto AK47 e sei tonnellate di esplosivo Semtex, questo assieme ad altre armi “in supporto della causa nordirlandese”. Ciò spiega l’intenzione di trovare aiuti da parte di governi ostili alla Gran Bretagna degli indagati dall’Alta corte di giustizia, ma il periodo storico è diverso e la probabilità che anche la più antibritannica delle autocrazie possa vedere nei terroristi di Derry un agente politico da finanziare è altamente bassa.

Il processo è entrato nel vivo in questi giorni, seguiremo gli sviluppi per capire quali ripercussioni possa portare nei territori dell’Irlanda del Nord. Ma una cosa certa può essere detta alla luce dell’impatto che la sigla IRA ha oggi sulla comunità internazionale: i tempi sono cambiati.

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