Dall’ennesima sconfitta elettorale al rilancio della sinistra giapponese

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di Lucilla Amerini

Ancora una volta, il Partito Liberal Democratico (LDP) alla guida del centro-destra giapponese ha vinto le elezioni alla Camera dei rappresentati sbaragliando l’opposizione. Alle elezioni del 31 ottobre scorso è stata infatti l’alleanza LDP-Kōmeitō ad ottenere 293 seggi, ben oltre la maggioranza assoluta di 261, lasciando indietro la larga coalizione di centro-sinistra formata dal Partito Costituzionale Democratico (CDP), il Partito Comunista del Giappone (JCP) e tre piccoli partiti progressisti, con solamente 62 seggi.

Il sistema elettorale giapponese è misto: maggioritario per più del 60% con 289 seggi corrispondenti ad altrettanti distretti uninominali; i rimanenti 176 con un sistema proporzionale che divide il paese in 11 grandi circoscrizioni. Il sistema è però sbilanciato a favore dei distretti uninominali rurali che, nonostante abbiano un numero di elettori minori rispetto ai distretti delle grandi metropoli, finiscono per “valere” allo stesso modo. È proprio il Partito Liberal Democratico ad avere una forte base elettorale nelle zone rurali del paese e ad essere alla guida della Dieta giapponese da decenni, avendo anche stretto una forte alleanza con il partito Kōmeitō, di ispirazione buddista, negli ultimi venti anni.

Edano si scusa pubblicamente per la sconfitta elettorale nel meeting dei dirigenti del CDP del 2 novembre dopo aver annunciato le sue dimissioni. Credit: Koichi Ueda, Asahi Shinbun

La prima conseguenza della sconfitta elettorale del centro-sinistra sono state le dimissioni del segretario generale del principale partito di centro-sinistra CDP, Yukio Edano. Il suo partito si era presentato alle elezioni della Camera dei Rappresentanti in un’inedita alleanza con il partito comunista giapponese (JCP), con la speranza – delusa – di sconfiggere il potente Partito Liberal Democratico (LDP) del neoeletto segretario Fumio Kishida, confermato dalle elezioni come Primo Ministro.

Nonostante non sia l’unica causa della sconfitta, molti commentatori politici sostengono che la coalizione con i comunisti fosse una battaglia persa in partenza. È interessante sottolineare che il CDP stesso abbia aspettato fino all’ultimo per annunciare pubblicamente la coalizione con i comunisti. Non sono neanche bastaste le rassicurazioni dell’ex leader Edano sul fatto che il JCP non avrebbe ottenuto alcun ministero né avrebbe avuto possibilità di veto sul budget all’elettorato in caso di vittoria elettorale.

La “questione comunista” è stata strumentalizzata da Amari Akira, ex segretario generale del LDP, che con grande enfasi ideologica ha sottolineato in un’intervista come le elezioni avrebbero determinato la scelta tra due regimi politici, uno basato sul liberalismo e la democrazia e l’altro che per la prima volta nella storia politica giapponese avrebbe incluso i comunisti. Non è stato l’unico: la Presidente del sindacato nazionale Rengō, Tomoko Yoshino, lunedì ha bollato in un’intervista la cooperazione come “ridicola”[1]. Questa dichiarazione è significativa per due motivi: emerge come il JCP sia ancora percepito come una forza sovversiva, in parte a causa dal retaggio della forte influenza dagli statunitensi sulla politica giapponese, ma soprattutto a causa dello scontro Rengō-CDP. Il sindacato Rengō è il primo sindacato del paese nonché maggiore sostenitore del CDP; scontrandosi duramente con la scelta della coalizione, durante le scorse elezioni ha spinto la sua base elettorale verso LDP per protesta. La leader Yoshino preme una nuova coalizione con un altro partito d’opposizione, il Partito Democratico per il Popolo.

Kenta (Izumi sulla sinistra) esulta dopo aver vinto le primarie del CDP il 30 novembre 2021. Credit: Hikaru Uchida

Il 30 novembre 2021 Kenta Izumi ha vinto le primarie del Partito Costituzionale Democratico. Il neoeletto leader dovrà presto fare i conti con le richieste di Yoshino e ha già annunciato di volere riesaminare la coalizione che dovrebbe durare fino alle elezioni della Camera dei Consiglieri (camera alta) dell’estate 2022.

Rinunciare alla coalizione con il JCP significherà diminuire sensibilmente le possibilità di vittoria dei candidati del CDP in alcuni distretti uninominali importanti come quelli di Tokyo. D’altra parte, portare avanti questa alleanza potrebbe portare il partito ad una frattura. Infine, il CDP, a differenza della lunga tradizione di governo dell’LDP, sconta la sua “giovinezza” (il partito è nato nel 2017 in seguito alla scissione dal Partito Democratico) e deve praticamente di creare da zero questo legame con l’elettorato. Non resta che aspettare le prossime mosse di Izumi per comprendere quale strada intraprenderà il Partito Costituzionale Democratico.

[1] “I will continue to tell (the CDP that the cooperation) is ridiculous” Tomoko Yoshino, cit., Rengo Head Blasts CDP-JDP Alliance as “Ridiculous”, Nippon.com, Politics, 29 novembre 2021 

In foto: Il primo ministro giapponese Kishida (LDP).
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