La nuova corsa all’oro (bianco): il Litio

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

di Rocco Siclari
Colonna sonora consigliata: Lithium, Nirvana.  
Quale migliore argomento permette di addentrarsi nella geopolitica se non la competizione per le risorse? Il famoso geografo tedesco di fine ‘800, padre della geografia politica, Ratzel, associa lo Stato ad un organismo vivente dove la terra, e in particolar modo quello che contiene, ne costituisce il nutrimento fondamentale. Le risorse sono talmente importanti da poter considerare tale organismo vivente un “tossicodipendente alla ricerca della sua dose” [1], disposto a tutto pur di ottenerla, devastando ambienti, ingannando intere popolazioni e via dicendo. La cura da questa dipendenza si può individuare nel concetto di sviluppo sostenibile [2] ed è proprio qui che si inserisce il nostro litio. Da anni ormai si parla di transizione ecologica, di energie rinnovabili, di economia circolare e questo particolare metallo, in relazione al suo principale uso nelle batterie ricaricabili è diventato di estrema importanza. Cerchiamo di capire perché.

Fonte: Banca Mondiale.

Il litio è stato scoperto a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. Ai tempi ovviamente non se ne conoscevano le capacità “energetiche” e difatti, il primo uso del litio fu come calmante e in generale come trattamento per i disturbi maniacali. Per arrivare alla prima commercializzazione delle batterie a ioni di litio (per intenderci, quelle che abbiamo nei cellulari) bisognerà attendere la Sony che ne svilupperà dei prototipi nel ’91.

Molto brevemente, la particolarità di queste batterie è che sono più efficienti rispetto alle batterie tradizionali, permettendone la ricarica. Una simpatica clip della Nasa ci può aiutare a capirne il funzionamento:

Come abbiamo detto, le batterie ricaricabili costituiscono l’uso principale di questo metallo alcalino (“che ha proprietà basiche”). Non si tratta però solo dei cellulari o dei computer ma anche degli innovativi trasporti elettrici, dalle auto agli aeroplani, dagli utensili elettrici ai dispositivi medici. Comprenderete come tutto ciò sia fondamentale nel processo di transizione ecologica attualmente in corso nei paesi del nord del mondo allo scopo di emanciparsi dai combustibili fossili.

Ora che abbiamo capito come funziona e la sua importanza, rimane ancora una questione: dove e come ce lo procuriamo? Il litio è un metallo troppo reattivo per resistere in forma pura e quindi è possibile trovarlo solamente come parte di altri composti, principalmente sali. Questi si trovano in falde acquifere sotterranee in forma disciolta (circa l’80% dei depositi al mondo) o, più raramente, in forma solida.

Il processo di estrazione del litio dalle falde sotterranee è abbastanza lineare: si perfora la superficie per raggiungere la falda, si pompa all’esterno l’acqua e la si fa evaporare al sole in vere e proprie saline, un processo che può richiedere dai mesi a qualche anno. Quello che rimane viene poi filtrato e trattato con dei reagenti (generalmente il carbonato di sodio) in modo che il litio possa essere venduto. Una volta che il processo di estrazione è terminato, l’acqua residua viene reimmessa nella falda.

La grande maggioranza di questi depositi, circa l’80% del totale mondiale, si trova in Sudamerica, nel cosiddetto Triangolo dell’oro (bianco) composto da Chile, Bolivia e Argentina. I dati sui depositi sono ancora poco chiari e molti si basano più su calcoli teorici che rilevazioni empiriche. In più, questo non vuol dire che necessariamente i 3 paesi sopra entreranno in una fase di crescita notevole nei prossimi decenni. Questo non per il valore della materia prima, la cui domanda ci si aspetta triplichi nei prossimi cinque anni ma piuttosto per via di alcuni aspetti tecnici, vere e proprie “ingiustizie geopolitiche”: a differenza dell’Australia, altro grande produttore ed esportatore di litio, i paesi sudamericani mancano di know-how essenziale sia per quanto riguarda l’estrazione ma soprattutto per la lavorazione. Di conseguenza, i governi di questi paesi si devono appoggiare a società di estrazione con sede ai soliti noti: Cina, Stati Uniti, Australia e più timidamente, Germania[3]. Ciò fa si che la stragrande maggioranza di introiti potenzialmente derivanti dal possedere questa materia prima vadano ad arricchire le solite grandi potenze invece che produrre ricchezza locale. Basti pensare che, generalmente, neanche la manodopera addetta all’estrazione è veramente locale. La situazione standard vede il classico pullman che raccoglie i braccianti più poveri da tutto il paese (o addirittura immigrati) perché meglio disposti ad accettare le dure condizioni lavorative e salariali. In questo modo i locali, oltre al danno alle attività agricole e turistiche derivante dall’attività estrattiva (inquinamento e/o prosciugamento delle falde, polveri nell’aria, degrado ambientale), subiscono la beffa di non ricevere neanche una qualche sorta di compensazione.

Salar de Uyuni, Bolivia: esteso per oltre 10 mila km2 è la più ampia di riserva di litio al mondo, le cui stime superano le 10 milioni di tonnellate.
 Laguna Colorada, Bolivia: le sue acque sono ricche di minerali ed è fondamentale per la riproduzione del Fenicottero di James.

Un’ultima considerazione va fatta sul leader del mercato. La preponderanza della Cina in questo nuovo campo deriva principalmente da due motivazioni. La prima è sicuramente il fatto di aver percepito in anticipo l’evoluzione della domanda di materie prime legate all’elettronica, aggiudicandosi l’80% del processo di raffinazione globale (e il 60% di quello manufatturiero delle componenti) [4]. La seconda determinante motivazione sta nel fatto che l’ex impero celeste è uno dei pochi a possedere l’intera catena di produzione all’interno del proprio territorio: possiede infatti sia riserve di litio native (oltre che ad essere uno dei maggiori importatori) ma anche delle altre materie prime necessarie all’assemblaggio delle batterie; tale assemblaggio avviene all’interno del territorio cinese e buona parte delle vendite sono concluse nell’immenso mercato interno. La controparte statunitense invece non ha la stessa fortuna in quanto mancante sia di queste particolari materie prime, sia delle varie componenti necessarie alla finalizzazione del prodotto, costringendola a scendere a patti con il principale competitor (vedi caso Huawei). La crescita dell’industria legata ai veicoli elettrici aggiunta alle “forti credenziali ambientaliste” ha permesso invece all’UE di iniziare ad inserirsi nuovamente come terza via opposta al nuovo bipolarismo USA/Cina che sembra ormai protagonista del XXI secolo.

Foto: produzione riservata a cura di Michelangelo Cerracchio.

Note:
[1] Bellocchio, Luca. “I sicari della pace. L’Irlanda del Nord e lo spettro di una nuova guerra civile.”, Meltemi, 2019
[2] “Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” dal Rapporto Brundtland, 1987
[3] Alcuni esempi: la Jiangxi Ganfeng Lithium è la prima società al mondo per l’estrazione del litio, ovviamente based in China. La seconda è Albemarle, società manufatturiera del litio, based in US, nel 2019 solamente ha fatturato quasi 4 miliardi di dollari, forte del suo primato sulla fornitura di questo materiale ai produttori di batterie o EV. L’unica società sudamericana di spicco è la Sociedad Química y Minera cilena ma, nello stesso anno di quella americana, ha fatturato “solo” 1,8 milioni di dollari.
[4] Veronika Henze, BloombergNEF “China Dominates the Lithium-ion Battery Supply Chain, but Europe is on the Rise”, settembre 2020

Condividi su: